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BUON 2013

BUON NATALE

LAETITIA BECKER BALLA COI LUPI

Ricordate Laetitia Becker? Ne abbiamo già parlato in un precedente articolo

Laetitia Becker, 24 anni francese, da tre anni vive nei boschi della Russia centrale, a 500 km a Nord-Est di Mosca, per studiare il comportamento dei lupi

Abita in una casa di legno in mezzo alla foresta, solo in compagnia di questi affascinanti animali.

E’ proprio il caso di dire che Laetitia “balla coi Lupi”.

 

 

LUPI E LEGGENDE

C’è una leggenda che ancora oggi racconta come un lupo (anzi, «Il Lupo») un inverno, nel paese di Lugnano, sia entrato in una casa, sia salito su per le scale e abbia portato via un neonato in fasce, prendendolo dalla culla. Solo una delle tante variazioni della fiaba «Cap-puccetto Rosso»? Del lupo è stato detto di tutto, e purtroppo ancora oggi l’idea che si ha di lui è spesso legata a paure superstiziose, a fantasie negative che risalgono al medioevo, quando i lupi davvero rappresentavano un pericolo soprattutto per le greggi, ma a volte anche per gli uomini.

Fin dall’epoca romana la Sabina era ricoperta di foreste, e non mancava certo la selvaggina (cervi, cinghiali, caprioli) per la caccia sia dell’uomo che del lupo. Anche allora i pastori dovevano difendere le greggi dai predatori, soprattutto con cani robusti e addestrati. Ma il lupo non era considerato un pericolo per le persone.La stessa leggenda della fondazione di Roma, con la lupa che allatta Romolo e Remo e che è diventata simbolo della città, lo testimonia.

È nel medioevo che la sua presenza comincia a essere percepita come estremamente pericolosa anche per gli umani, oltre che come annunciatore e portatore di disgrazie. Neppure San Francesco e i racconti a lui legati, sono riusciti a sfatare queste superstizioni, che sono arrivate fino a noi.

La caccia ai lupi, con ogni mezzo, si è protratta a lungo, con i famosi «lupari» di Leonessa, cui veniva garantito un premio in denaro per ogni lupo catturato.
Certo allora erano considerati quasi degli eroi, ed effettivamente erano grandi conoscitori delle montagne e degli animali che ci vivevano. Ma certo l’utilizzo delle tagliole non li rende certo simpatici ai nostri occhi, specialmente da quando, alla metà del secolo scorso, iniziarono a usare i bocconi avvelenati. Questa pratica ignobile colpiva però soprattutto volpi, gatti selvatici, faine, tassi, lepri. Raramente i lupi si lasciavano ingannare, ma la morte delle loro prede li portò, attorno agli anni settanta, sull’orlo dell’estinzione.

Agli inizi del Novecento il lupo, praticamente scomparso da gran parte dell’arco alpino, era ancora discretamente presente lungo tutti gli Appennini. Negli anni venti la specie era infatti così numerosa da essere considerata un flagello. Dopo la seconda guerra mondiale inizia il declino del lupo su tutto il territorio nazionale. La guerra aveva fatto scomparire la transumanza, che per il lupo era occasione preziosa per nutrirsi. La caccia al cervo e al camoscio aveva ridotto moltissimo il numero delle sue prede naturali. L’attività dei lupari era ancora fiorente. In più, negli ultimi decenni, l’aumento incredibile di cani abbandonati e ritornati allo stato quasi selvaggio ha interferito notevolmente con il lupo non solo per la competizione alimentare, ma anche per le rappresaglie che gli allevatori danneggiati, spesso proprio dai cani randagi, facevano contro i lupi.

Dagli anni settanta, grazie soprattutto all’attività dell’Operazione S. Francesco che realizzò nel Parco Nazionale d’Abruzzo il primo centro visita interamente dedicato al lupo, si è cominciato a capire che «il lupo cattivo» non solo non è cattivo, ed è una creatura con pieno diritto alla vita su questa terra, ma è anche un animale con una precisa funzione nell’ambito dell’eco-sistema forestale. Nel 1983 l’Unione internazionale per la conservazione della natura ha inserito il lupo appenninico nel «Libro rosso» delle specie in pericolo di estinzione.

Nel nostro territorio è ancora oggi viva una tradizionale attività agraria e pastorale, che l’insediamento delle imprese industriali non ha del tutto sradicato, e che ancora rappresenta una fonte economica per le famiglie. Ci sono ancora molti boschi di faggi, di querce, di castagni. Di notte questi boschi e i pascoli vicini diventano per i lupi terreno di caccia degli erbivori e in più permettono loro di trovare riparo da cacciatori e bracconieri.
Insomma nella nostra zona, come in altre del resto, uomini e lupi vivono da sempre nello stesso ambiente e hanno ognuno un «ruolo ecologico». Ma è l’uomo, specie dominante, che ha il dovere di salvaguardare le altre, proprio perché dotato di intelligenza, e spetta a lui capire che solo proteggendo tutte le specie, potrà proteggere la sua e l’ambiente in cui vive.
[SheryPon]

UCCISA BRUTALMENTE DAI BRACCONIERI FEMMINA DI LUPO

L’animale è stato trovato dalle guardie del Parco, con il cranio sfondato e due colpi in corpo
Una femmina di lupo è stata brutalmente uccisa da sconosciuti bracconieri.
La lupa, ritrovata nel versante laziale del parco di Val Canneto (provincia di Frosinone) era una femmina di circa cinque anni. L’animale era in stato di lattazione e doveva aver partorito da poco. Attualmente non sono stati trovati i cuccioli.
Le guardie del Parco hanno trovato la carcassa durante il quotidiano giro di pattugliamento. Hanno dunque portato l’animale all’ambulatorio veterinario di Pescasseroli, dove sono stati effettuati i primi accertamenti. I veterinari hanno rilevato la presenza di due fori di proiettile dietro la spalla sinistra: la lupa è perciò morta in seguito a colpi di arma da fuoco.
Si rafforza così la pista del bracconaggio, in netta ripresa dopo assurde rivendicazioni a livello nazionale, di persone che vorrebbero riaprire la caccia al lupo. L’animale presenta anche una ferita al cranio, profonda 3 cm, che rende visibile la parte ossea della testa. In quella zona, i veterinari hanno riscontrato la formazione di un vasto ematoma. Secondo le prime ipotesi, l’animale potrebbe  essere stato finito con un corpo contundente
La carcassa della lupa è si trova ora all’Istituto Zooprofillattico di Teramo per l’esecuzione di un esame necroscopico che consenta di accertare, le cause della morte.

Il LUPO non è né buono né cattivo, il lupo attacca altri animali perché così vuole il suo istinto, perché quella è la parte che gli è stata assegnata nella grande rappresentazione del ciclo della vita. Il lupo, grande carnivoro, è un tassello indispensabile nella catena alimentare che regola l’equilibrio di numerosi habitat naturali. In assenza di “nemici”, il rischio è che le popolazioni di ungulati selvatici (cinghiali, caprioli, cervi, camosci) crescano eccessivamente: è quindi uno dei “fattori” di contenimento, e agisce in modo mirato: essendo un cacciatore selettivo, tende a prelevare in prima battuta capi malati o comunque più deboli.

I BRACCONIERI sono  persone misere e vigliacche che amano uccidere questi animali per il semplice gusto di farlo come se vincessero qualcosa…Non sempre purtroppo sono semplici bracconieri, ma potrebbero essere anche CACCIATORI dotati di licenza che bracconano, infischiandosene delle regole e dei principi di conservazione.

I LUPI SONO DAVVERO ANIMALI PERICOLOSI?

“Mi basta un attimo, un piccolo istante, per poter osservare, con gli occhi del lupo che vive in me, la bellezza del mondo selvaggio”

Non ho mai creduto alla favola di Cappuccetto Rosso e del lupo cattivo, neanche quando ero piccola, ero convinta che ci dovesse essere una spiegazione del perchè il lupo si era comportato in quel modo e che la colpa fosse da imputare all’ingenuità di Cappuccetto Rosso, che non aveva dato retta ai consigli della sua mamma.

Ma questa è una vecchia storia! A distanza di tanti anni sono ancora convinta che tutte queste storie e favole e leggende che hanno descritto questi meravigliosi animali come spietati assassini , sono semplicemente frutto di luoghi comuni, di tradizioni secolari rimaneggiate ad hoc soprattutto per  giustificare il loro sterminio senza pietà.

Tuttalpiù ora che, dopo ricerche approfondite per verificare le mie ipotesi sui lupi, ho dato anche il nome de”Il lupo e la farfalla” alla mia Associazione, voglio dare anch’io un piccolo contributo per riabilitare l’immagine del nostro amico.

Prima di tutto, ecco una delle scene più belle e toccanti che io ricordi, sull’amicizia tra un uomo e un lupo, tratta dal film “Balla coi lupi”:

Il lupo è un animale e, in quanto tale, ha rispettato e rispetta l’essenza di ogni animale, che coincide con il naturale istinto di sfamare se stesso e la sua prole, data la sua natura di predatore astuto e spietato. E’ quindi un predatore che vive immerso nella natura incontamita ma tuttavia irta di pericoli e di trappole, lottando ogni giorno per sfamarsi e per sopravvivere lui stesso e tutto il suo gruppo, cuccioli compresi. Eh si, perchè il lupo è un animale estremamente sociale, vive e caccia in gruppo, adattando tecniche differenti alle differenti situazioni, dimostrando ogni volta un’intelligenza ed una forza istintiva fuori dal comune, paragonabile ai metodi di caccia usati dagli uomini primitivi. Si racconta infatti che un tempo uomini e lupi vivessero assieme ed, in alcune tribù, addirittura che gli uomini si considerassero discendenti dei lupi. E’ tutto solo frutto di antiche leggende?  non sembrerebbe dato che abbiamo testimonianze reali sulla società e cultura del lupo.

Ma lasciamo che siano persone esperte del campo ad esprimersi, chi si è occupato per anni, per lavoro e per esperienza personalmente vissuta, della vita dei lupi; si tratta di persone che hanno vissuto con loro, studiando da vicino il loro comportamento e, cosa quasi incredibile a dirsi, imparando da loro.

Ecco un libro di narrativa che ho letto recentemente: “i fantasmi della foresta” di Ian McAllister -Ed. Orme. Ian, fotografo e giornalista per diciassette anni ha seguito le tracce dei lupi fino a conquistarne la loro fiducia: è stato accolto nel loro territorio, gli è stato permesso di assistere alla nascita dei cuccioli e di seguire le migrazioni. Ecco cosa dice di loro:

“mi domandavo perchè i lupi fossero così timidi con gli esseri umani indifesi.Alcuni ricercatori hanno avuto innumerevoli incontri ravvicinati con lupi adulti presso la loro tana. Per qualche sconosciuta ragione riescono ad entrare nel rifugio illesi. I lupi sono capaci di abbattere orsi al massimo della potenza e alci di 450 chili. Sia alci che orsi sono capaci di difendersi e provocare danni seri ad un lupo che li attacca, di quanto non potrà mai fare un uomo disarmatoHo camminato all’internodi decine di tane occupate..non mi attaccano. Quindi mi chiedo: perchè i lupi si sottomettono a noi? Perchè hanno capito che gli uomini li espongono ad un altro tipo di minaccia e quindi ci temono, o è qualcosa che un tempo esisteva tra gli esseri umani e i lupi? si tratta di un legame sociale che si è tramandato dai tempi in cui uomini e lupi vivevano insieme? Non ho dubbi sul fatto che gli antenati di questi lupi vivessero con gli antenati del popolo Heiltsuk. Quando questi lupi ci lasciano entrare nelle loro vite si aspettano forse che riscopriamo questo legame?”;

“gli altri lupi, rimasti ad osservare il loro capo che mi girava intorno, scattarono sull’attenti. Quando il branco si fece più aggressivo, Bob (il loro capo) iniziò ad abbaiare con un monosillabico latrato. Mi abbassai di qualche centimetro e gli parlai dolcemente: <Ehi amico>. La mia voce era un suono familiare al branco; avvertii subito i loro muscoli distendersi lievemente. Il pelo e la coda di Bob si abbassarono. Ero stato via per un pò di tempo, ma si ricordavano di me. Avrei avuto il permesso di tornare con loro”;
“so che un lupo abituato all’uomo, uno che ingenuamente, incondizionatamente si fida delle persone, non vivrà fino a diventare un lupo anziano”;

    

“i due lupi fissavano intensamente la mia postazione…forse mi stavano dicendo dove mi trovavo, ma anche che sarei stato ollerato ancora una volta. Mi sentivo molto fortunato. Attraverso questo tipo di incontri penso che un barlume della fiducia che una volta esisteva tra i lupi e i primi nativi di questa costa si possa riaccendere, che io sia il testimone della possibilità che gli uomini possiedono di ritrovare il proprio posto all’interno del mondo naturale”;
“qui nelle acque basse entro la mattina seguente sarebbero stati catturati più di duecento salmoni (Eh si, i lupi si nutrono anche di salmoni!).

I resti delle loro carcasse abbandonate dai lupi sarebbero stati consumati velocemente da uccelli,scarafaggi e molte altre creature, apportando importanti sostanze nutritive al terreno della foresta. Le foglie egli aghi della vegetazione avrebbero beneficiato delle sostanze nutrienti e avrebbero, in seguito, nutrito gli invertebrati, i quali a loro volta avrebbero nutrito la prossima generazione di salmoni nel fiume. E, in un cerchio virtuoso e infinito, i salmoni avrebbero nutrito le future generazioni di lupi. (Ecco un esempio bellissimo del nostro “Cerchio della Vita“)”;

“i lupi hanno bisogno di maggiore protezione. Meritano un’esistenza dignitosa e, per quanto non sappia cosa ciò possa significare esattamente, non significa essere uccisi per trofeo, per sport o dall’ignoranza. Fissando gli occhi di ambra di un lupo, mi sento il più vicino possibile a comprendere un animale il cui sangue scorre con la fierezza di uno che non è mai stato battuto. Sono gli occhi di un cacciatore che non è mai stato predato e offrono un accesso alla comprensione non solo dei lupi, ma di tutta la foresta pluviale che rappresentano.Le generazioni future potranno facilmente giudicare il nostro successo dalla brillantezza con la quale quegli occhi continueranno a splendere”.

[Di Assunta Buccarella by Il lupo e la farfalla]

LA STORIA “LUPESCA” DI ROMEO E GIULIETTA

Come nel dramma di Shakespeare,putroppo anche le vicende in natura non sempre hanno un lieto fine.
E’ questo il caso del lupo Slavc e della sua Giulietta, sui Monti Lessini Veronesi. La speranza è che l’esemplare femmina, trovato morto lo scorso 12 agosto, non sia la lupa italica che era stata fotografata insieme al lupo proveniente dalla Slovenia.

Chissà ora se il suo partner, Slavc, che lo scorso inverno si è spontaneamente stabilito sull’altipiano veronese dopo aver percorso migliaia di chilometri, abbandonerà il Parco Naturale Regionale della Lessinia. È stata disposta l’autopsia per
appurare le cause della morte della lupa “Giulietta”.È stata disposta l’autopsia per appurare le cause della morte della lupa “Giulietta”. Tra le ipotesi c’è anche quella, terribile, dell’avvelenamento.

Sull’altipiano veronese il grande carnivoro era assente addirittura da 130 anni e, tra paura e curiosità, vi ha fatto ritorno in maniera spontanea lo scorso inverno. Abituato a percorrere centinaia di chilometri ogni giorno, il giovane lupo (battezzato con il nome Slavc dai ricercatori che ne seguono le tracce fin dalla sua nascita) si è allontanato dalla Slovenia nel luglio del 2011 per andare alla ricerca di un territorio più ospitale e di una partner con la quale creare un nuovo branco. I suoi spostamenti sono stati seguiti, passo dopo passo e in tempo reale, grazie alla presenza di un radiocollare con Gps il cui segnale è monitorato costantemente da un team di esperti dell’Università di Lubiana.

Nel Veronese, il carnivoro è arrivato all’inizio di marzo di quest’anno, prediligendo gli alti pascoli dei Monti Lessini e in particolare la Val di Ronchi, complice la presenza (confermata poi dall’analisi delle tracce biologicherinvenute nella zona)di una femmina di lupo. Questo incontro tra la specie italica e slovena è stato definitodagli esperti come eccezionale, per la possibilità di assistere alla formazione di un branco stabile nella montagna veronese.


 

Il LUPO E GLI UCRONIUTOPIA

Ecco un gruppo che sostiene la causa dei nostri amici LUPI : loro sono gli “Ucroniutopia”,ne avevamo già parlato in questo precedente articolo  http://ilmondodeilupi.it/?p=2729 .
La canzone in questione è la stessa :”Il Lupo”,ma il video è nuovo. Non ci resta quindi che guardare il nuovo video!!!
Ringrazio gli Ucroniutopia per il loro contributo a questi splendidi animali,tra l’altro descritti perfettamente nella loro canzone.

TESTO DELLA CANZONE:

IL LUPO
addomestica un cane dagli da mangiare
all’uomo il denaro lo potrai saziare
nel cuore di un bosco o sopra un dirupo
li mi troverai lo sai io sono un lupo
caro per viver il prezzo da pagare
mille piu volte amaro del comprare
varcando il fosso non c’erano piu compagni
non vedo piu la luce ,non sento piu i branchi
a lupo a lupo , a lupo a lupo
ed il villaggio corse in suo aiuto
tra gli alberi e il vento diventò muto
ma lacrime amare soltanto ho bevuto
quando l’ultimo albero sara’ tagliato
l’ultimo fiume sara’ prosciugato
l’ultimo sorso ti sembrera’ amaro
e capirai che non si puo mangiar denaro
cani pecore polli ed essere umani
appesi ai miei occhi son solo salami
non lascio il tempo a discriminazioni
ognuno ha un sapore son solo bocconi
ma quando poi la notte rimango da solo
le mie orme son l’unico amico che trovo
ed al villaggio vorrei ritornare
sarei disposto perfino ad abbaiare
ma infondo ognuno percorre una strada
conosco la mia ed è gia segnata
conosco la strada dove mi portera’
in un paese che si chiamerà liberta’
a lupo a lupo , a lupo a lupo
ed il villaggio corse in suo aiuto
tra gli alberi e il vento diventò muto
ma lacrime amare soltanto ho bevuto

INFORMAZIONI SUL VIDEO:
Videoclip della canzone “Il Lupo” del gruppo musicale “Ucroniutopia”.
– PRODOTTO DA: Gianluca Lalli
– REGIA: Gioele Stella
– FOTOGRAFIA E RIPRESE: Giuseppe Torcaso
– MONTAGGIO: Stefano Salvatori
– TESTO, MUSICA E SCENEGGIATURA: Gianluca Lalli

DICE L’ESPERTO

L’esperto assicura: “Il lupo non attacca l’uomo”
Federico Monti, presidente del centro recupero animali di Bernezzo,afferma:
– Il lupo è un animale estremamente raro e assolutamente non bene distribuito sul territorio – afferma Monti. Nel nostro Centro di recupero di animali selvatici, attivo dal 2001 e operativo 24 ore su 24, sono arrivati esemplari di pressoché tutta la fauna presente sul territorio, ma non è mai arrivato un lupo.
E alla domanda sulla causa principale dell’aumento del numero di esemplari di lupi in Provincia di Cuneo risponde:
-Penso che la causa principale dell’incremento del numero di esemplari di lupo sia principalmente da attribuire all’immissione di ungolati (fauna selvatica tra cui caprioli, cervi e cinghiali) sul territorio. Questi animali, con la loro espansione, attirano i predatori (non dimentichiamoci che il lupo può percorrere più di 100 km in una notte)
In merito all’argomento se il lupo può rappresentare un pericolo si esprime così:
-Il lupo non è, e non è mai stato, un pericolo per l’uomo: rifacendoci anche alle cronache riferite al periodo in cui il lupo era più presente sul territorio del cuneese (parliamo indicativamente dell’800) non ci risulta ci siano mai stati casi di aggressione verso l’uomo.

LE AVVENTURE DI SLAVC

Selva di Progno. C’è un altro lupo sui monti Lessini dopo quello comparso fra Natale e fine gennaio. Se allora tutto si basò su congetture dovute alla doppia razzia di capre e a un filmato catturato da una videocamera, sul quale gli esperti si espressero favorevolmente riguardo all’ipotesi che si trattasse effettivamente di un lupo, oggi c’è la certezza di un altro esemplare perché è provvisto di radiocollare ed è seguito con attenzione nei suoi spostamenti. Si tratta di Slavc, lupo di tre anni, catturato con altri quattro esemplari lo scorso luglio dai ricercatori sloveni per motivi di studio e liberati con il compito di trasmettere informazioni sui loro spostamenti. Mentre quattro di loro hanno preferito restare in patria, Slavc ha lo spirito del vagabondo (lupo in dispersione, si dice in termine scientifico) e dallo scorso dicembre si è diretto prima verso l’Austria, dove l’ingressoè stato registrato il 28 dicembre, quindi in Alto Adige,  stabilendosi a inizio febbraio in alta Val Pusteria, tra San Candido e Dobbiaco, dove ha ucciso un capriolo. Una femmina della stessa specie  ha rappresentato il suo pasto a San Cassiano, nel cuore della Val Badia,qualche settimana dopo, ed è quindi stato monitorato nei pressi di Falcade, nella bellunese valle del Bois, a metà febbraio, da dove è passato in territorio vicentino, attraversando presumibilmente la valle del Primiero, toccando in successione le colline delle Bregonze, Chiuppano e Carré, fino a Crespadoro, ai piedi della Lessinia orientale, area del Parco naturale regionale, all’interno  della  provincia di Vicenza. 

L’ultima segnalazione  lo dava presente nell’area fra Crespadoro e Campofontana, la frazione abitata più alta della nostra provincia nel Comune di Selva di Progno. Dunque, dallo scorso luglio questo lupo ha percorso oltre 700 chilometri in linea d’aria e ha dimostrato che una cinquantina di chilometri per notte, per questo esemplare maratoneta, non sono una distanza insormontabile. Il bello arriva adesso perché è arrivato in una zona, la Lessinia, nella quale un altro lupo ha
lasciato tracce importanti prima di lui e che sembra, dalle ultime rivelazioni, trattarsi di una femmina. Il lup immortalato dalla fototrappola a Branchetto infatti, è probabilmente lo stesso che ha compiuto una razzia in un gregge ad Ala ed stato nuovamente fotografato alle ore 1.52 della notte del 1 marzo dall’obiettivo a infrarossi della telecamera posizionata da Stefano Fabbiani, di Santa Margherita di Ala, in un punto strategico di passaggio di animali selvatici. Fabbiani, che è appassionato di natura e cacciatore, aveva colto con il suobinocolo due settimane prima, a una distanza di circa 300 metri, un canide il cui aspetto lo aveva insospettito per la straordinaria somiglianza morfologica con un lupo, e trovato poi delle orme sulla neve da cui è comunque difficile distinguere se si tratti di cane o di lupo.
Di qui la curiosità di capire meglio e approfondire, con l’ausilio di una fototrappola, la vera natura dell’esemplare scovato. Caparbietà e costanza sono state premiate con la cattura delle immagini, anche se l’assenza di reperti biologici da cui estrarre il Dna, impedisce un responso inequivocabile. Pare tuttavia che l’esemplare sia femmina perché all’inizio del video assume una posizione accovacciata per urinare.
Se nei prossimi giorni la scoperta fosse confermata da altri riscontri, aprirebbe interessanti riflessioni sul fatto che una femmina sia in dispersione, fenomeno che interessa principalmente, ma non esclusivamente, i maschi giovani che si allontanano dal branco alla ricerca di nuovi territori e di una compagna con cui costituire una nuova famiglia.

La fortuna tiene vicini, a meno di una cinquantina di chilometri due lupi, o l’istinto potrebbe addirittura averli già fatti incontrare, dato che l’ultimo segnale lanciato da Slavc attraverso il suo radiocollare è ormai vecchio di tre giorni. Fra l’altro, è proprio questo il periodo degli amori e si aprirebbe per il Parco della Lessinia, se i lupi decidessero di fermarsi e mettere su famiglia, una nuova e appassionante pagina. Da una coppia, nell’arco di pochi mesi, se le condizioni sono
 favorevoli, si può avere un branco di 7-8 esemplari, ma la mortalità, anche naturale, può capitare che lo riduca a zero altrettanto in fretta.

[Vittorio Zambaldo]

 

 

SLAVC HA TROVATO LA SUA GIULIETTA:

Qualche settimana dopo questo articolo è giunta la notizia che SLAVC vive in Lessinia con la sua compagna. Lo raccontano le tracce sulla neve raccolte da agenti del Corpo forestale dello Stato e da un guardaparco.

Non è una rarità Slavc. Secondo i dati del WWF se negli anni Settanta in Italia si contavano un centinaio di lupi, oggi saranno un migliaio.Di questi, almeno un centinaio vengono uccisi illegalmente.

Per la Lessinia, il ritorno di grandi carnivori che qui hanno vissuto per millenni significa che la valenza ecologica del suo ambiente è alta. Ma inevitabilmente pone anche problemi.

Dopo l’orso Dino,infatti, tocca ora a Slavc il mestiere di farci imparare a convivere (di nuovo) con il lato selvaggio e mitico della natura. Chi vive in quei territori dovrà in qualche modo accettare la presenza dei lupi. Il loro ritorno. E, come ha dimostrato l’orso della Val Posina, non sarà facile.

Il ritorno del lupo va affrontato da un punto di vista culturale e pratico, soprattutto in questo momento, alla vigilia della nuova stagione di alpeggio.

 

 

IL LUPO SIC ORA E’ IN TOSCANA

Sic è il lupo che è stato salvato in Romagna il giorno di San Valentino durante la grande nevicata,stremato dalla fame e dal freddo,e poi rimesso
in libertà.La sua storia ha commosso tutta l’Italia.
Ora Sic è in Toscana:prima nella zona di Marradi ora a Pontassieve.

Il lupo SIC è arrivato in Toscana correndo,Lupo degno del suo nome proprio perchè SIC era il diminutivo da gara di MARCO SIMONCELLI.
Salvato in Romagna dal nucleo Cinovigli dell’Ausl di Novafeltria il giorno di san Valentino,quando tutta Italia era immersa nella neve.Stremato dalla fame e dal freddo…a volte il tempo da lupi è troppo anche per un lupo!!!

Catturato – perchè si era lasciato catturare – nel giardino di un casale dove aveva trovato rifugio.Rifocillato e curato, pochi giorni dopo il lupo è stato riportato nel luogo della cattura dall’Ufficio Tutela Faunistica della Provincia e liberato in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato e i tecnici del Parco del Sasso Simone e Simoncello. Così Sic  ha ripreso la sua corsa, monitorata attraverso il radiocollare che gli è stato messo.
Quando un lupo si lascia prendere dall’uomo, in genere è menomato agli arti o ha perso i denti canini: da solo insomma non ce la fa più. Sic è un’eccezione, così ha potuto ricambiare le coccole ricevute con una mole di informazioni rare sulla vita sociale e gli spostamenti, utili alla conoscenza e alla tutela della specie. Attraverso il radiocollare, Sic trasmette notizie sul suo comportamento che serviranno ai rari lupi appenninici superstiti, seriamente a rischio di estinzione. Il radiocollare invia un messaggio al Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi ogni 4 ore, e una volta al giorno il Parco spedisce una e-mail al Servizio Tutela Faunistica della Provincia di Rimini con i punti Gis (sistema di informazione geografica) che vengono immessi in Google Heart. Il monitoraggio avrà una durata di due anni, fino all’esaurimento della batteria. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi ha iscritto il lupo Sic alla rete internazionale WolfNet, sistema di rilevazione dei lupi in Europa.

Tornato libero il 19 febbraio, Sic ha trascorso un breve periodo di convalescenza nella zona del rilascio, poi ha puntato con decisione verso il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Dopo qualche giorno, si è rimesso in marcia verso la zona di Marradi – in provincia di Firenze ma ancora nel versante romagnolo dell’Appennino, poi si è spinto dalle parti di Pontassieve dove si trova ancora. evidentemente ha individuato un territorio di caccia favorevole.
La toscana ha dato il benvenuto a SIC ed è felice di vederlo correre.

E’ MORTO NAVARRE…IL LUPO CHE DOVEVA TORNARE LIBERO

Poco fa, ho appreso la notizia da un articolo de “la Reppublica” che Navarre (il lupo nel quale abbiamo parlato nell’articolo “NAVARRE IL LUPO SALVATO DAGLI UOMINI CON LA RESPIRAZIONE BOCCA A BOCCA).
Nell’articolo c’era scritto che Navarre è morto all’improvviso proprio quando sembrava pronto ad essere rimesso in libertà.La causa del decesso sembra essere un arresto cardiaco,era monitorizzato dalle telecamere giorno e notte in uno spazio dedicato solo a lui presso il CENTRO RECUPERO FAUNA SAELVATICA a Monte Adone. E’ stato tempestivamente soccorso ma le sue condizioni si sono aggravate rapidamente,nonostante le terapie intensive e la rianimazione cardio-polmonare a cui è stato sottoposto.
Stanno ancora indagando in merito al suo improvviso decesso che ha lasciato tristezza sia nei nostri cuori ma soprattutto in quelli che hanno collaborato al suo salavtaggio.
Navarre noi vogliamo salutarti con un dolce ululato e con la speranza che adesso potrai avere la possibilità di correre e cacciare senza essere impallinato da certa gente che nn merita nemmeno di esistere!!!

Questa è una  foto scattata quando Navarre è stato soccorso:

E questa invece è una  foto scattata qualche mese dopo che è stato soccorso e curato.

Noi  preferiamo ricordarlo così:

Questi sono i  video di Navarre due mesi dopo la cura:

“ADDIO NAVARRE…RIPOSA IN PACE”

LA FAVOLA DEL LUPO BUONO

Valeria Celli è la vincitrice del premio letterario Giorgio d’Ascia edizione 2008 con una favola che s’intitola “Ildegardo lupo codardo”.
Valeria è laureata in Lettere Moderne e ha insegnato lettere. Ora che è in pensione coltiva la sua passione per la scrittura, arrivando prima a diversi concorsi letterari con favole, racconti umoristici, poesie e testi teatrali.
E’ una favola che vale la pena  pubblicare:

ILDELGARDO LUPO CODARDO di Valeria Celli

Il solstizio d’inverno: la notte più lunga, quando il sole sembra soggiacere alle tenebre che lente, come ombre invincibili, salgono prendendo sempre più luce al giorno. La foresta era scura nel pallido chiarore lunare. Gli alberi mandavano lunghe ombre spettrali, mentre i fiocchi di neve cadevano lenti. All’improvviso nel silenzio l’ululato del vecchio maestro s’innalzò verso la pallida luce che a stento illuminava il sottobosco ghiacciato. Cauti i lupi uscirono dalle tane e si incamminarono per giungere ai piedi della roccia da cui era partito il richiamo. Iniziarono a correre veloci; solo l’impronta sulla neve tradiva il loro passaggio, i loro occhi gialli, impenetrabili, fendevano il buio. I lupi vivevano in coppia e si riunivano a branco solo per cacciare, o, come quella sera,    per imparare. Si sedettero intorno alla roccia. Le code delle coppie si intrecciarono. Uno dei giovani  prese posto vicino alla compagna prescelta e la sfiorò appena accarezzandola con la coda. Si guardarono intorno e si contarono: c’erano tutti, nessuno era rimasto vittima di un cacciatore o di una tagliola. Il branco ululò.

La foresta tacque e tutti gli animali si rifugiarono nel fondo della tana tremando. I cervi drizzarono le orecchie e fiutarono l’aria, pronti a fuggire. Dove sarebbero andati a caccia i lupi quella lunga notte? Quale animale sarebbe stato braccato, inseguito, divorato dopo una corsa lunga e sfibrante. La foresta era tutta un fremito, un fremito di paura, di angosciosa attesa…. ma il branco non si era riunito per cacciare. La sera prima i lupi avevano mangiato a sazietà e tutti noi ormai sappiamo che gli animali non uccidono solo per il gusto di farlo, come fa l’uomo, ma per sopravvivere e che questo porta equilibrio nell’ambiente.
Quella sera i lupi si erano riuniti solo per imparare. Parlava Bradir un grande lupo saggio dal pelo ormai quasi completamente grigio. La sua corsa era diventata un po’ lenta, i suoi salti meno alti, ma era un saggio e il branco per questo lo rispettava. Raccontò ai lupi, che attenti lo ascoltavano, le antiche storie. Sospirava  narrando quanto a quel tempo i lupi fossero numerosi e abitassero montagne che erano a poche centinaia di chilometri. Ricordava le vicende del fiero popolo dei lupi  così indomito che, nonostante la spietata caccia degli uomini, si era guadagnato fama e onore, tanto che era stato dato a molti condottieri italiani che avevano lottato per la libertà proprio il soprannome di “Lupo”. Ricordava le storiche tracce lasciate dal popolo degli uomini; i lupi, invece, definitivamente sconfitti, avevano abbandonato molti territori e di loro non era più rimasta né memoria né storia.

I presenti sospiravano pensando all’ingiusta caccia fatta alla loro razza. Bradir interruppe improvvisamente  il racconto. Dopo qualche minuto di sospeso silenzio disse: “E’ ora di ritornare nelle nostre terre, è ora di essere forti!”
I lupi tremarono.
“L’uomo è cambiato – continuò – ha capito che anche noi possiamo essere utili all’ambiente!”
Tra i presenti serpeggiò un ringhio contrariato. Uno urlò: “L’uomo perde i capelli ma non il vizio!” Gli altri annuirono.
“Sono già ritornati in molte montagne linci ed orsi. Sono protetti: lo stesso accadrà anche per noi”, spiegò Bradir.
Gli astanti non si convinsero. Dopo un’interminabile discussione decisero di mandare in avanscoperta un giovane lupo. Tirarono a sorte:  doveva andare Ildelgardo. Nonostante questo nome importante  il lupo era dal branco soprannominato “il codardo”.
In realtà il nostro giovane lupo non  era certo un vigliacco, era solo un sognatore e aveva un animo sensibile. Non sfidava mai in combattimento altri lupi, non amava il potere e cacciava solo quando era sfinito dalla fame (quando aveva appunto una fame da lupo!). Amava la natura, sentiva il profumo dei fiori e si divertiva ad osservare farfalle e libellule.

Quando fu estratto a sorte il suo nome tutti risero, ma il nostro lupo non si sottrasse certo al suo incarico e si mise in viaggio. Salutò con un lungo ululato gli amici e poi in silenzio salutò la foresta in cui era cresciuto, gli anfratti in cui si nascondeva, il vecchio tronco cavo che era stata la sua tana da cucciolo e lento iniziò la sua marcia nella neve diretto verso la terra che secoli prima era stata dei suoi antenati. Giunto al confine tra la Slovenia e l’Italia si fermò ad osservare una lince bianca che attraversava di corsa una radura innevata.  Si udì uno sparo: si acquattò veloce.
Sulla neve si formò una chiazza rossa. “Stupido ha  rovinato la pelliccia!”, sentenziò uno dei due uomini.
“Non temere ne ricaveremo ugualmente qualcosa!” rispose l’altro.
“Eccoli! ecco i cacciatori di frodo…Fermi!” Gridarono due uomini in divisa che erano accorsi dal bosco udendo gli spari.
I due cacciatori fuggirono. La piccola lince era morta.“Una delle tanti morti inutili”, pensò tra sé il lupo, almeno gli fosse rimasta la carne da mangiare!
Più cauto proseguì il suo cammino facendo scomparire le sue tracce sulla neve usando la coda come una scopa. “Devo stare attento” pensava “molto attento!”, meno male che madre natura lo aveva dotato di un mantello mimetico.

Superò il passo. Attraversò il confine tra i due stati. Un confine messo dagli uomini, perchè gli animali, le piante, i fiori non hanno confini. Giunse così all’inizio della primavera nella terra dei suoi avi. Era una terra ricca di grandi parchi e di laghi dalle acque limpide dove quasi a gara si rispecchiavano maestose le montagne di quella parte dell’arco alpino, cime imponenti che superavano i duemila metri.. Camminava cercando un rifugio. Dall’alto guardava i paesi: erano piccoli, quasi da fiaba, di notte  Ildelgardo li scorgeva lontani, aggrappati ai monti, quasi paesi di fondali di presepe. Voleva raggiungere l’Abruzzo dove sapeva si trovavano i suoi simili, ma era ancora molto lontano. Il lupo seduto all’ombra delle rocce guardava la luna. Il suo istinto gli diceva di ululare, ma la ragione lo tratteneva. Gli uomini gli avrebbero dato la caccia. Da millenni gli uomini erano avversi ai lupi. Eppure ora erano più pericolosi i cani che abbandonati dai padroni si inselvatichivano e creavano branchi incontrollabili. A volte i loro danni erano attribuiti ai lupi; guardando il cielo notturno  pensava: “Luna che sempre vai,/luna dimmi che fai…tu  pellegrina in fuga nella sera /sai del mio popolo la storia vera/ i lupi sono stati quasi sterminati / a tal punto furono cacciati! / Vorrei solo che di questo errore / si ricredessero gli uomini nel cuore / vorrei tornare libero a casa mia / superando l’umana follia / che da sempre vuole punire/ chi il suo volere non vuole subire. / Il lupo alla natura noia non dà/ ha quindi diritto alla libertà / solinga mia luna che vai…”

Purtroppo senza che Ildelgardo se ne accorgesse questa composizione poetica gli uscì dalla bocca sotto forma  di un lungo ululato. Tutti lo sentirono e iniziarono a preoccuparsi per il ritorno del lupo. Furono avvisati pastori, mandriani, le guardie forestali; si sorrisero tra loro i  cacciatori. Il lupo, rendendosi conto dell’errore, pensò di essere più sicuro vicino agli uomini: lì non l’avrebbero mai cercato…aveva anche notato che usavano cani da slitta che gli erano molto simili (naturalmente da lontano) e forse, scorgendolo, l’avrebbero confuso con uno di questi…Il cane…si era adattato così bene all’uomo…eppure sembrava felice anche quando era usato! Forse gli uomini avevano qualità che i lupi non avevano ancora notato, pensava Ildelgardo camminando.  Era ormai estate e il lupo correva  attraverso i boschi di faggio e le conifere. Aveva scorto tracce, sentito odori e visto camosci, caprioli, marmotte, stambecchi, ma non li aveva cacciati…si era nutrito solo di piccoli roditori, proprio perchè nessuno si accorgesse della sua presenza…poi quell’ululato l’aveva tradito! Dove andare? Camminava di notte all’ombra di seggiovie ormai ferme dopo il metodico andare del giorno…immaginava d’inverno gli sciatori andare per quelle piste…nella sua fantasia sentiva gli urli alla sua vista…Aveva fame…Girovagò a lungo nei boschi… giungendo infine  in un piccolo paese di montagna.

Sentì uscire da una villetta un delizioso profumo di arrosto. Si leccò i baffi e decise di aspettare gli avanzi nei pressi del cassonetto…Dopo un’ora uscirono dalla casa due bambini che lo videro. Pensarono che fosse uno dei soliti cani abbandonati da un turista di passaggio. Provarono ad avvicinarlo; il lupo si teneva sempre a rispettosa distanza. I bambini allora gli portarono un’ottima zuppa e acqua da bere, poi rientrarono in casa. Il lupo a notte fonda si avvicinò alla ciotola, mangiò e bevve. Da allora ogni sera Gina, una ragazzina di dodici anni e il piccolo Toni di cinque gli portavano del cibo che il lupo di notte mangiava. Grato si affezionò ai bimbi e spesso non visto li osservava mentre giocavano in giardino o andavano in giro per il paese assieme ai genitori. A volte loro lo scorgevano tra i cespugli e provavano a chiamarlo: “Bobi, vieni qui, non aver paura!”
“Attenti può essere selvatico!” li ammoniva la mamma.“No, sappiamo che è buono…”
Nel frattempo l’autunno era improvvisamente giunto con i suoi colori di fuoco, le prime brezze fredde e qualche temporale… Un sabato la mamma andò dalla nonna e il babbo dopo la scuola portò i bimbi nei boschi per raccogliere i funghi. Aveva in mano un cestino pieno di leccornie per la merenda.I bimbi erano felici. Il lupo li seguì, pregustando qualche bocconcino dal cestino. Si incamminarono. Gina e Toni giocando correvano avanti e indietro ridendo, ma purtroppo la ragazzina inciampò in un tronco, scivolò e prese una brutta storta. La bambina piangeva per il male,  il padre allora la prese in braccio e cercò la via più rapida per ritornare in paese. Imboccò un sentiero che scendeva verso valle con una forte pendenza. Il peso della bimba gli fece, a metà strada, perdere l’equilibrio, caddero e rotolarono per alcuni metri. La testa del padre sbatté contro una pietra. L’uomo rimase immobile; un tenue filo di sangue gli attraversava la fronte. Toni e Gina lo chiamarono tante volte, provarono a scuoterlo, ma tutto fu inutile, non si riprendeva.  Le ombre della sera cominciavano ad avvolgere il bosco come in  un abbraccio. Nel cielo non c’erano stelle; iniziarono a cadere le prime gocce di pioggia. “Vai a chiamare aiuto!” disse Gina al fratello.
“Non posso, ho paura é buio”, rispose Toni scoppiando a piangere.
Ildelgardo capì che non ci sarebbe più stata nessuna colazione sull’erba e si allontanò in silenzio sospirando. Il vento che lo seguiva continuava a portargli il pianto dei due bambini. Ricordò tutte le loro gentilezze, le loro premure. Disse a se stesso che era un lupo e che i lupi sono freddi e crudeli (almeno così pensano gli uomini!).

Camminò ancora un poco poi si fermò, si rimproverò per la sua debolezza ma tornò indietro. I bambini lo videro fermo sul limitare del bosco mentre li osservava. “Bobi, sei arrivato, che bello… vai tu a chiamare qualcuno…” gli disse Toni.
Ma per la prima volta Toni e Gina videro da vicino i vigili, freddi occhi gialli dell’animale. Sembravano brillare nel buio prendendo bagliori di fuoco.“E’ un lupo! Un lupo VERO!”, balbettò il bambino impaurito.“Ci mangerà!”, continuò.
“Non essere sciocco… se avesse voluto ci avrebbe già mangiato…” gli rispose Gina non molto convinta, allungando il cestino a Ildelgardo.
“Nessuno può avere un lupo per amico, per questo non ci aiuta”, sospirò Toni, “papà morirà e sarà colpa mia…vado a chiamare aiuto!”
Ma in quel momento il lupo si sedette vicino all’uomo disteso per terra, lo annusò, sollevato capì che non era morto. Si guardò intorno: era notte fonda e pioveva, drizzò le orecchie udiva solo la pioggia cadere,.. Si sedette sulle zampe e  cominciò a ululare forte e chiaro, pensando che gli uomini del paese sarebbero accorsi per abbatterlo e in questo modo lui avrebbe salvato la famigliola.
Il suo ululato attraversò il bosco e si diffuse nelle valli. L’urlo del lupo percorreva sentieri nascosti portato dal vento. L’eco lo trasportava di monte in monte…. Continuò ad ululare finché non sentì le voci e i passi rapidi dei cacciatori che stavano giungendo dandosi ordini.  Solo quando scorse gli uomini tacque tremando, indeciso se fuggire o meno.

Non si era accorto che Toni lo stava accarezzando. Gli uomini  aiutarono il padre a riprendersi, poi severi guardarono il bambino e il lupo, dissero a Toni di spostarsi, ma lui abbracciò con forza Ildelgardo. “Ci ha salvati”, disse Gina, “lasciatelo stare.” Guardò il cestino del pic-nic ancora pieno, guardò gli uomini e le loro torce dalla luce abbagliante. “Anche i lupi sono utili in natura, me l’hanno insegnato a scuola”
“Se hai un lupo per amico tieni il cane sotto il mantello!” sentenziò un vecchio
“Sotto il mantello c’è il cuore, e nel cuore l’amicizia…Non è forse così?”, disse il padre di Gina. “Lasciatelo andare”.  Gli uomini deposero i fucili, il lupo salutò Toni leccandogli la mano.
“Grazie, amico “, disse il bambino,” scusa se ti avevo mal giudicato…”
Il lupo scomparve nel fitto del bosco. Tornava dal suo branco per raccontare ciò che aveva visto. Sì, gli uomini erano cambiati: il rapporto dell’uomo con la natura sembrava ora essere diverso, ora erano presenti rispetto e tutela. L’aveva notato durante il suo cammino; aveva capito che gli esseri umani stavano facendo un lento e costante percorso d’amore. Non era sicuro che gli uomini fossero veramente pronti  per il ritorno del lupo, ma i cuccioli d’uomo erano pronti: bisognava aspettare poco tempo, solo che quei cuccioli crescessero…che belli quei cuccioli!

Ringraziamo Valeria per questa bellissima favola che ci fa sperare ancora nella bontà d’animo delle persone.

ENTRE LOBOS-IL BAMBINO LUPO

Ha vissuto dai 7 ai 19 anni tra i lupi: la storia del “bambino lupo” è diventata un film
Marcos Rodriguez Pantoja a sette anni fu venduto dal padre ad un pastore. E da lì iniziò la sua incredibile vita

E’ conosciuto come “el niño-lobo”, il bambino-lupo, e anche come “il Tarzan dell’Andalusia”. La sua storia è ridiventata di attualità da quando il regista spagnolo Gerardo Olivares ha deciso di girare un film che la racconta. Il film si intitola “Entre Lobos” (“Tra i lupi”)

La storia di Marcos Rodriguez Pantoja – questo è il nome del “bambino-lupo”- fa riflettere su cosa significhi essere “umani” e cosa significhi essere “animali”, non in quanto appartenenti ad una specie o all’altra, ma nelle implicazioni comportamentali che, in genere, vanno attribuite a questi termini usati in senso metaforico e non letterale.

In genere, dire ad un essere umano che è o si comporta “come un animale” ha una valenza dispregiativa, quando non fortemente offensiva. Le storie come quelle di Marco Pantoja capovolgono la prospettiva e ci avvertono del fatto che forse è giunta l’epoca in cui il termine “animale” usato come aggettivo per qualificare un umano, dovrebbe acquisire il valore di una lode e non quello di un’offesa…

La storia di Marcos è iniziata nel 1953, quando aveva sette anni. Era l’ultimo figlio di un boscaiolo e la sua famiglia viveva nella Sierra Morena. Era una famiglia molto povera.

Sua madre morì e il padre si risposò. Il padre non era quasi mai a casa, andava per i boschi tutto il giorno, mentre la matrigna restava con i figli e sfogava le sue frustrazioni maltrattando soprattutto il più piccolo, Marcos appunto. Finché un giorno riuscì a convincere il padre a venderlo.

Sì, a “venderlo”.

Marcos fu così venduto ad un pastore, che però morì ben presto. Il bambino rimase solo al mondo, circondato solo da boschi, montagne e fiumi. Si ritrovò solo, ma era terrorizzato dall’idea di tornare nella civiltà umana, dove era stato soltanto picchiato ed infine venduto al suo stesso padre come un oggetto qualsiasi …

E’ nei boschi della Sierra Morena che Marcos incontrò i lupi e qui iniziò la sua esperienza incredibile: i lupi, infatti, lo adottarono. La specie umana lo aveva rifiutato e lui ne era ormai terrorizzato, ma i lupi no: lo accolsero come uno di loro, come un individuo del loro branco, appartenente alla loro specie, alla loro “famiglia”.

Il racconto fatto da Marcos Pentoja del suo primo incontro con i lupi è da brividi:

«Morto l’uomo che mi aveva comprato mi sono rifugiato nei boschi, non mi avvicinai mai a un essere umano, perché temevo che mi riportassero a casa dalla mia matrigna. Il primo contatto con i lupi avvenne di sera. Stavo in una grotta piena di lupetti, a cui rubai un pezzo di carne per la fame. Tornó la mamma lupa, mi vide, si accorse dai resti vicino a me, capì che avevo tolto il cibo ai cuccioli e mi spinse con una zampata contro la roccia. Poi mi guardó negli occhi e mi avvicinó della carne che aveva appena cacciato. Diventai parte della famiglia».

Chi è la creatura che rappresenta le qualità ritenute più “umane” in questo racconto? Non c’è dubbio sulla risposta.

Marcos disimparò la sua lingua, apprese ad ululare e a comunicare con tutti i segnali dei lupi, si abituò a camminare carponi, a cibarsi come loro e a ricoprirsi con le pelli degli animali cacciati. I lupi lo avevano adottato e lui diventò uno di loro.

Un antropologo e scrittore, Gabriel Janer Manila, studiò il caso di Marcos dieci anni dopo il suo ritrovamento. Lo studioso stabilì che le cause dell’abbandono di Marcos non furono casuali, ma intenzionali, il risultato cioè di un contesto socio-economico di estrema povertà. Manila ha anche accertato che la sopravvivenza del “bambino-lupo” è stata resa possibile dalle competenze di base acquisite nella fase precedente al suo abbandono e, soprattutto, dalla sua straordinaria intelligenza naturale.

Nel 1965 Marcos fu ritrovato dalla Guardia Civile. Racconta lui stesso:

«Un giorno mi circondó la Guardia Civile a cavallo. Avevo i capelli lunghi fino alla cintura, scurissimo di pelle per il sole e la sporcizia, vestito di pelli e con i piedi ricoperti di pelle ruvida e calli, non avevo mai portato scarpe. Cercai di scappare ma mi catturarono, mi portarono da un prete che mi spedí a Madrid da suore che mi bloccarono la schiena tra due assi per riabituarmi a camminare dritto».

Le scene sono state girate nella Sierra Morena, in Andalusia, con lupi nati in cattività, ma di razza selvatica. Quando hanno incontrato Marcos, hanno cominciato a ululare, a leccarlo e a fargli le feste. Gli hanno riconosciuto una specie di «appartenenza».Marcos Rodriguez Pantoja oggi ha 64 anni, Insieme al regista Gerardo Olivares è ritornato in Sierra Morena, proprio in quei luoghi dove ha vissuto con i “suoi” lupi. Apparirà alla fine del film interpretando se stesso.

Il bambino-lupo rientrò nella cosiddetta “civiltà” con non poche difficoltà e non ha mai dimenticato le sue “origini”. Confessa: “Ancora oggi sentire l’ululato dei lupi mi fa bollire il sangue nelle vene”.

Non ha dubbi su una cosa, però: per lui “i veri lupi sono gli uomini”. “Lupi” in questo caso da intendere con quella connotazione negativa di cui abbiamo parlato al principio, e che sarebbe ormai l’ora di abolire.

Essendo quest’uomo vissuto in entrambe le società, quella umana e quella dei lupi, il suo parere è da tenere, secondo noi, in grande considerazione.

NOTA. Le origini del cane sono state sempre un argomento molto discusso, ma sul quale si è fatto ormai luce. Al principio delle ricerche, iniziate con Darwin, prevaleva l’ipotesi che il cane discendesse da varie specie. Ma gli ultimi studi sul DNA dei lupi e dei cani hanno stabilito con certezza che il cane discende solo dal lupo: infatti la differenza tra il patrimonio genetico di un cane e quello di un lupo riguarda solo uno scarso 2%. Per il restante 98% cani e lupi hanno il medesimo patrimonio genetico.

IMMAGINI BACKSTAGE

TRAILER “ENTRE LOBOS”

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