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IL RISVEGLIO DEL LUPO

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 Mi sono svegliato nel bosco, rumori e colori, suoni ….
Tutto il bosco si è svegliato intorno…
Sono libero di correre e di cacciare,
libero di respirare e di sparire…
libero di cambiare, di imparare da me
e dagli altri.
Non avro’ mai un guinzaglio, un laccio , una catena..
perchè sono nato libero e al mio spirito appartiene la libertà
non posso essere diverso,
perchè del Lupo faccio parte,
Perche al Lupo appartengo….
perchè sono il Lupo……

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Solitudine di lupo
nel giaciglio disfatto
tra l’odore di foglie umide
e di felci boscose.
nella nebbia del mattino
il calore della tana
al risveglio,
è quanto di più
ancestrale vi possa essere
nell’intero universo.
mai più un pari calore
percorrerà le mie membra.
così è il risveglio del lupo.
uno sbadiglio per cancellare
il sonno
un ululato per avvisare il mondo
che “il lupo si è svegliato”
un allungamento del corpo
per trovare vitalità nel nuovo giorno
e un’occhiata all’alba rosata
che accarezza il cuore.
Mi sveglio rosa solitaria
nel mio giaciglio ormai disfatto,
sento nelle vene ancora l’odore delle foglie
e del bosco.
ho due lupi con me
nella pace dell’alba.

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MITI E LEGGENDE

La forza e l’ardore in combattimento fanno del lupo un’allegoria guerriera per molti popoli: “Io sono il lupo solitario, mi aggiro in paesi diversi” recita un canto di guerra degli indiani d’America.
Simili metafore abbondano nelle mitologie orientali: il lupo celeste è il compagno della cerva bianca, che rappresenta la terra da cui nascono eroi e capi di alto lignaggio, tra cui, in Mongolia, il famoso Gengis Khan.
Nella nostra cultura il lupo è noto soprattutto per la sua ferocia e la voracitá aggressiva. Quasi tutti i bambini hanno vissuto l’emozione di una favola in cui compare il lupo cattivo, basti pensare alla nota Cappuccetto Rosso, ma ce ne sono infinite altre, perché il lupo, già a partire dall’antichità, compare in molti miti e leggende.

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Il terrore che incute questo splendido animale è atavico e universale: è associato al buio della caverna, all’abisso delle sue fauci fameliche, alle fitte pericolose foreste.
Nella nostra tradizione culturale ci sono tanti “detti popolari” che lo vedono protagonista, sempre nella sua veste spaventosa (“tempo da lupi”, “fame da lupi”), oppure ne sottolineano l’aspetto pericoloso (“In bocca al lupo!”), o per la sua istintuale aggressività (“Il lupo perde il pelo ma non il vizio”) e molti altri ancora che sembrano metterne in luce la selvatichezza e l’indomabilità quali caratteristiche solo negative.
Ma come tutti i simboli, anche il lupo ha una natura ambivalente: la sua gola è la caverna, l’inferno, la notte, l’antro pericoloso il cui passaggio, tuttavia, è necessario poichè porta alla liberazione.
Allora diventa l’aurora, come la luce iniziatica si rivela dopo la discesa agli inferi.

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E’ il babau con cui si minacciano i bambini, nonché la temibile bestia che nei secoli passati seminava il terrore e la distruzione nelle campagne; eppure, se lo conoscessimo meglio, sapremmo che è un animale molto più vicino all’uomo di quanto, ancora oggi, non si creda. Vive solo o nel branco, e quando si accoppia è un tenero “capo-famiglia” che alleva con dedizione la prole; monogamo, sta fedelmente accanto alla compagna fino alla sua morte.
C’è da domandarsi allora da dove nasca un’avversione così forte e istintuale per questo splendido animale selvatico.
Il lupo incarna la doppia veste di bestia selvaggia portatrice di morte e distruzione, e al tempo stesso iniziatore e portatore di conoscenza.
Quanto alla sua similarità con il cane che, anche geneticamente è suo antenato, il lupo è anch’esso psicopompo e sorveglia l’entrata del regno dei defunti.

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Nei musei di Perugia e Volterra sono conservati dei vasi funerari etruschi raffiguranti il lupo che si affaccia dalla caverna in comunicazione con l’altro mondo. Le sue stesse fauci sono simbolo di quell’antro da cui non si fa ritorno… Spirito minaccioso, dunque, ma dotato di grande fascinazione per la potenza che, nel bene e nel male, suscita nella coscienza: come la luce esce dall’ombra, il lupo esce dalla tana e dal bosco.
Nella mitologia greca, come incarnazione di Marte, rappresentava il lato distruttore, mentre gli era attribuito un ruolo solare quando era simbolo di Apollo. Il bosco sacro che circondava il suo tempio era chiamato lukaion o regno del lupo; Aristotele vi teneva le sue lezioni: ecco l’origine della parola liceo.
Il lupo è dunque tramite e portatore di una conoscenza che viene dalle tenebre e dal regno delle ombre, per questo è pericoloso: evoca un’idea di forza a stento contenuta, è forse simbolo dell’esperienza archetipica con il numen, che, per definizione, è fuori dal tempo e non è assimilabile ad alcuna altra esperienza precedente.
Ed è così profondamente radicato all’inconscio da costituire il ruolo di iniziatore, riscontrabile anche nelle aree dell’Europa del Nord che hanno sviluppato dei miti in proposito.

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In molte civiltà appare come genitore e fondatore e, in quanto tale, è associato all’idea di fecondità.
Una delle leggende a noi più vicine è quella di Romolo e Remo, i gemelli fondatori della città che diverrà il cuore stesso di tutta la Cristianità. Anche i Turchi affermavano di essere stati allevati da lupe e Aristotele racconta che la lupa Leto partorì i gemelli Apollo e Artemide. Anche Rea Silvia, prendendo la forma di una lupa, generò e allattò una coppia di gemelli.
Sono numerose le leggende che ruotano attorno al ruolo salvifico del lupo, tutt’uno con l’edificazione di una nuova città e la rinascita della coscienza.
Ne cito una per tutte che ha per protagonista Mileto, un eroe cretese. Questi fu abbandonato dalla madre Acacallis, figlia di Minosse, che l’aveva avuto da Apollo.
Una lupa lo allattò e fu poi raccolto da alcuni pastori. Il mito racconta che divenne così bello da suscitare l’amore incestuoso del padre naturale.
Altre leggende particolari, anch’esse molto antiche, sono quelle che riguardano la licantropia, ovvero la metamorfosi, nelle notti di plenilunio, degli esseri umani in lupi.

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L’esistenza di tali mostri ha ossessionato l’umanità per tutto il Medio Evo, e si cominciò a dubitare di essi solo nel XVIII secolo. Anche nella Bibbia c’è un esempio famoso: “la follia del lupo” prese anche il re Nabucodonosor.
In Spagna è la cavalcatura dello stregone, mentre le streghe, per recarsi al Sabba, portavano dei lacci di pelle di lupo.
Sempre nella tradizione popolare medioevale, al lupo appartiene la voracità, l’ingordigia, mentre la lupa diviene il simbolo della lussuria e della passionalità sfrenata.
La parola romana lupanaro, o bordello, proviene appunto dalle lupe, le prostitute. In ultima analisi, il lupo svolge, in Europa, lo stesso ruolo del giaguaro in Sud America: è la gola mostruosa (il buio) che inghiotte il sole (la coscienza), dinamica che, tuttavia può essere ribaltata se pensiamo al viaggio iniziatico che prevede l’inderogabile necessità per l’uomo di attraversare, per la sua stessa salvezza, il mondo degli inferi, per riportare la luce nella comunità umana.

[ Laura Ottonello ]

 

 

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